Archive for marzo, 2011

3 anni = infinito

Solo per me, per me che posso capire e ricordare, solo per me che sembro così assorta da altre cose, solo per me che spesso appaio stufa e stanca, solo per me e per L’Uomo Con La Clava oggi è un giorno in cui non dovrei scrivere nulla, un giorno vuoto, buio, di quei giorni che pare una notte in cui non c’è nemmeno un graffio di luna nel cielo. Buio e basta. Ma non potevo nemmeno non descriverlo, questo buio atroce, che palpita ancora nel profondo, che riuscirebbe a riportare a galla sangue, fiele, fatica, dolore, strazio, pena, un addio, uno spazio vuoto incolmabile. Non posso mica lasciarmelo scappare senza prenderlo per le fauci, questo leone ammaccato, un guerriero moribondo con la forza di mille eserciti. Brutto e massiccio. Una montagna di nervi, di tensione. Trattieniti Gloria, non mollare. Non lasciare che ti prenda, altrimenti per almeno una mezzora sarai nelle sue grinfie e affrontarlo è angosciante, lascia strascichi e ammaccature forti, concave. Crea lividi che non si possono curare, e che rimbombano di sofferenze appena sfiorati.

Non mollare, Glo.

L’incredibile piccolo incontro che cambia la giornata

Sembra una cosa stupida, eppure. Ieri, giovedì grasso, vado in città. Lo Zio Ceretta mi dice “vediamoci in piazza Domenicani al Riz” e io dico “ok, vesto La Maialina da coccinella e arrivo in bici!” (tra l’altro: l’unico giorno di freddo boia, io: in bici con la pupa, vabeh..)

Arrivo in piazza, incontro Lo Zio Ceretta, parcheggio, scarto la coccinella ed entriamo al Riz. Una volta questo posto si chiamava Il Punto Verde, quando avevo 16 anni ci ero entrata una mezza volta, poi mai più. Entriamo, “andiamo di sotto!” dice Lo Zio Ceretta, “ok!” dico io, “e -continua lui- quì fanno il caffè più buono di tutta Bolzano!!” e fidati, se lo dice Lo Zio Ceretta Mister Sega Sul Cibo io ci credo ciecamente. Scendiamo le scaline, viene il cameriere (faccia già vista, ma si sa, Bolzano è piccola), ordiniamo un caffè (io d’orzo, sono incinta di nuovo sapete?, ecchepalle niente caffè!), arriva il caffè, chiaccheriamo trallallero trallallà. Poi: decidiamo di andare via.

E saliamo di nuovo gli scalini.

E ci avviciniamo al bancone.

Ed è lì.

E’ lì, che la vedo.

Sta asciugando un piattino.

E collego tutto. Il cameriere che ho già visto.

Lei, la sciura dai capelli scuri, faccia serissima, magrolina, non è cambiata per niente in questi ultimi 25 anni!! E’ la Signora B. (la chiamerò così per la privacy) che è stata con la sua famiglia la mia vicina di pianerottolo quando ero piccola!! Con i suoi figli, più grandi di me, giocavo sempre!

E il cameriere è lui, è il “vecchio” bastardissimo stronzissimo bambino che da piccola mi faceva gli scherzi e mi faceva sempre piangere! Mimmo!! Pazzesco!! Lo riconosco grazie a sua madre! Viva le mamme! Mi avvicino al cameriere e dico: “Ma tu ti chiami Domenico?” (alla faccia della privacy..) “si” dice lui, “io sono la Gloria!!!!!!!!” si mette la mano sulla fronte “maddai!!” insomma per la serie “this is the time to remember” ci ha offerto il caffè e poi ci siamo salutati. Adesso ha 36 anni (36!!), e io ci giocavo insieme quando ne aveva 8 o 9. Pazzesco, incredibile! E allora mi è venuta in mente sua sorella Anastasia, una bambina più grande di me, che io adoravo, giocava sempre con me, che carina, ho ancora un sacco di fotografie: con le bambole, con i vestitini, a carnevale.. E’ stato un bellissimo periodo e mi è tornato in mente grazie a questo piccolissimo scambio di parole (è che al lavoro uno non può mica mettersi a chiaccherare ad ufa!)

Morale della favola: tornerò ancora a trovare il mio vecchio amico Mimmo al Riz

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